L’Esame di Stato 2018/2019


Come mai è cambiato l’Esame?

Le nuove regole non nascono all’improvviso, ma sono contenute nel decreto legislativo 62 del 2017 che viene applicato da quest’anno per l’Esame di Stato del secondo ciclo. Per questo il Ministero ha avviato da novembre una attività di accompagnamento delle scuole verso il nuovo Esame con lo scopo di garantire supporto a docenti, dirigenti e studenti. È parte integrante di queste attività anche la pubblicazione di esempi di prove sul sito del MIUR che avverrà tra febbraio e aprile.

Come cambia l’attribuzione dei crediti per il triennio e come verranno ripartiti i punteggi tra le prove?

Il credito massimo attribuibile a ciascuno studente per il percorso di studi è pari a 40 punti, distribuito tra terza classe (massimo 12 punti), quarta classe (massimo 13) e quinta classe (massimo 15). Gli studenti che affronteranno quest’anno l’Esame di Stato hanno già ottenuto la conversione dei “vecchi” crediti, ottenuti in terza e in quarta, con la nuova tabella, in modo da poter arrivare al calcolo complessivo in quarantesimi. In precedenza i punti per il percorso scolastico erano al massimo 25. Alle prove sono assegnati 20 punti ciascuna.

Le prove INVALSI influiscono sul voto finale dell’Esame?

No, le prove predisposte dall’INVALSI non influiscono sul voto finale dell’Esame. Servono però per valutare l’efficacia e l’efficienza del sistema scolastico, misurando, attraverso quesiti mirati, le competenze degli studenti in Italiano, Matematica e Inglese.

L’ORALE

Chi preparerà le buste per la prova orale?

Sarà la Commissione stessa a predisporle, in un’apposita sessione di lavoro. Nelle buste vi saranno materiali utili per poter avviare il colloquio. La scelta dei materiali (testi, documenti, progetti, problemi) sarà effettuata tenendo conto della specificità dell’indirizzo e del percorso effettivamente svolto nella classe secondo le indicazioni fornite dal Consiglio di Classe nel documento che sarà predisposto entro il 15 maggio, proprio in vista dell’Esame di Stato.

Fornirete esempi di come si svolgerà l’orale?

Il Ministero predisporrà esempi significativi delle tipologie di materiali simili a quelli che potrebbero essere proposti all’orale dalle singole commissioni che dovranno tenere conto dello specifico percorso della classe.

Come funziona il meccanismo delle buste?

Ogni commissione preparerà un numero di buste pari al numero dei candidati, più due. Ad esempio per una classe di 20 studenti, le buste saranno 22. Ciascuno studente potrà dunque sempre scegliere tra un terna di buste. Dal primo all’ultimo candidato. Saranno così garantite trasparenza e pari opportunità a tutti.

Cosa troveranno gli studenti nelle buste?

Ci saranno materiali che forniranno uno spunto per l’avvio del colloquio. Un testo poetico o in prosa, un quadro, una fotografia, un’immagine tratta da libri, un articolo di giornale, una tabella con dei dati da commentare, un grafico, uno spunto progettuale, una situazione problematica da affrontare: sono tutti esempi che di ciò che le commissioni potranno scegliere per introdurre un percorso integrato e trasversale che permetta di affrontare lo specifico contenuto delle discipline.

In che modo l’Alternanza Scuola-Lavoro rientra nell’orale?

Il candidato all’orale potrà illustrare l’esperienza svolta nei percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento tramite una relazione e/o un elaborato multimediale.

Che cosa potrà essere chiesto per Cittadinanza e Costituzione?

L’insegnamento di Cittadinanza e Costituzione è basato sullo svolgimento di attività (percorsi, progetti, etc.) finalizzate a sviluppare le competenze di cittadinanza in diversi ambiti, come, a puro titolo di esempio, educazione alla legalità, alla cittadinanza attiva, etc. Tutti i Consigli di Classe, nell’ambito del documento del 15 maggio che raccoglie quanto svolto dalla classe, evidenzieranno e descriveranno tali percorsi, che saranno poi oggetto di una sezione specifica del colloquio.

Sostegno, Bussetti: “Nessun taglio. In arrivo i corsi di specializzazione per 40mila docenti”


L’8 febbraio è arrivato il tanto atteso decreto del Ministero dell’Istruzione che regola il Corso di Specializzazione sul Sostegno.
Per capire come funzionerà, vediamo di seguito i requisiti di partecipazione per ogni ordine e grado.

Per quanto riguarda la scuola dell’infanzia e primaria potranno partecipare:
• i candidati con titolo di abilitazione all’insegnamento conseguito presso i corsi di laurea in scienze della formazione primaria o analogo titolo conseguito all’estero e riconosciuto in
Italia ai sensi della normativa vigente;
• i candidati con diploma magistrale, compreso il diploma sperimentale a indirizzo psicopedagogico, con valore di abilitazione e diploma sperimentale a indirizzo linguistico, conseguiti presso gli istituti magistrali o analogo titolo di abilitazione conseguito all’estero e riconosciuto in Italia ai sensi della normativa vigente, conseguiti, comunque, entro l’anno scolastico 2001/2002.

Per la scuola secondaria di primo e secondo grado potranno partecipare:
• i candidati con abilitazione all’insegnamento;
• i candidati con laurea magistrale accompagnata dai 24 CFU nelle discipline antropo-psico-pedagogiche e nelle metodologie e tecnologie didattiche, garantendo il possesso di almeno sei crediti in ciascuno di almeno tre dei seguenti quattro ambiti disciplinari: pedagogia, pedagogia speciale e didattica dell’inclusione; psicologia; antropologia; metodologie e tecnologie didattiche;
• i candidati che abbiano svolto, nel corso degli otto anni scolastici precedenti, entro il termine di presentazione delle istanze di partecipazione, almeno tre annualità di servizio, anche non successive.

Saranno ammessi al corso con riserva coloro che, avendo conseguito il titolo abilitante all’estero, abbiano presentato la relativa domanda di riconoscimento alla Direzione generale per gli ordinamenti scolastici e la valutazione del sistema nazionale di istruzione, entro la data termine per la presentazione delle istanze per la partecipazione alla specifica procedura di selezione.
Infine, è bene sottolineare che al corso di specializzazione potranno partecipare anche gli ITP con il diploma.

Concorsi Agenzia delle Entrate: 160 posti


Sono stati pubblicati, infatti, sulla GU n.9 del 01-02-2019, due concorsi per Dirigenti, finalizzati alla copertura di ben 160 posti di lavoro Agenzia delle Entrate. Ai vincitori saranno conferiti incarichi dirigenziali e saranno assunti nel ruolo di Dirigente di seconda fascia in prova. Ciascun bando pubblico prevede l’espletamento di selezioni per titoli ed esami, questi ultimi mediante l’espletamento di una eventuale preselezione, di una prova scritta, articolata in 2 fasi, e di un esame orale per ognuno dei concorsi. n particolare, i bandi Agenzia Entrate mettono a concorso i seguenti posti:
n. 150 posti per Dirigenti da destinare alla direzione di uffici preposti ad attività di gestione, riscossione e contenzioso dei tributi di competenza dell’Agenzia delle Entrate;
n. 10 posti per Dirigenti da destinare alla direzione di uffici preposti ad attività di gestione dei servizi catastali di competenza dell’Agenzia delle Entrate.
Il 50 % dei posti messi a concorso per ciascun bando Agenzia delle Entrate è riservato ai dipendenti di ruolo assunti mediante concorsi pubblici e in servizio presso l’ente, con minimo 10 anni di anzianità, senza demerito, nella terza area funzionale. Il concorso per 150 Dirigenti comprende anche la riserva di 1 posto destinato alla provincia autonoma di Bolzano, per la cui copertura il Direttore provinciale di Bolzano bandirà un’apposita selezione.

Possono partecipare ai bandi di concorso Agenzia Entrate le seguenti categorie di soggetti:
– i dipendenti di ruolo delle pubbliche amministrazioni, laureati e con almeno 5 anni di servizio, ridotto a 4 se assunti a seguito di corso concorso, oppure, se in possesso del dottorato di ricerca o del diploma di specializzazione, di minimo 3 anni di servizio in funzioni per accedere alle quali occorra possedere un dottorato di ricerca o del diploma di laurea;
– dirigente in enti e strutture pubbliche non comprese nel campo di applicazione dell’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, laureati e che hanno svolto per almeno 2 funzioni dirigenziali;
– laureati che hanno ricoperto incarichi dirigenziali o equiparati in amministrazioni pubbliche per almeno 5 anni;
– cittadini italiani che hanno conseguito una laurea e hanno maturato minimo 4 anni di servizio continuativo presso enti od organismi internazionali, esperienze lavorative in posizioni funzionali apicali per l’accesso alle quali è richiesto il possesso del diploma di laurea.

Le domande di partecipazione al concorso possono essere inoltrate entro e non oltre il 4 marzo 2019.

Piu’ educazione motoria, musica e inglese alla scuola primaria


Novità per le maestre in possesso dei titoli per l’insegnamento dell’educazione motoria, della musica e dell’inglese.

Il ministro Bussetti nell’Atto di indirizzo 2019 punta ad ampliare l’offerta formativa per gli studenti. Vuole assicurare il reclutamento di docenti idonei all’insegnamento dell’educazione motoria, della musica e dell’inglese nella scuola primaria, anche utilizzando, nell’ambito delle risorse di organico disponibile, docenti abilitati all’insegnamento per la scuola primaria in possesso di competenze certificate.

Le maestre in possesso dei titoli potrebbero spenderli anche in un ambito in cui sono state assunte.

Il Ministro non ha ancora però chiarito come vorrebbe ampliare questa offerta formativa, se con progetti extracurricolari in orario pomeridiano o nel periodo estivo. Sicuramente il Ministro non ha proposto un’idea innovativa, in quanto tale proposta già compariva nella nota di aggiornamento del DEF 2018. La parte relativa all’introduzione del docente di educazione motoria è già in iter di inserimento ma per musica e inglese bisogna ancora attendere il testo di come verrà attuata tale offerta formativa. Alla camera è stata approvata, infatti, la legge che delega il Governo ad adottare un decreto legislativo che preveda l’insegnamento curricolare dell’educazione motoria nella scuola primaria da parte di insegnanti forniti di idoneo titolo.

Buone notizie per i docenti di educazione motoria, in quanto con l’approvazione alla Camera, si prevedono 11.800 assunzioni di docenti di scienze motorie per la primaria.

Probabilmente, come il Ministro Bussetti ha suggerito, tale manovra comincerà con le assunzioni a scaglioni, iniziando con la quarta e la quinta elementare per concludere tutto in un ciclo di tre anni.

Il Ministro Bussetti ha fortemente voluto l’inserimento della materia. Ha anche precisato, infine, che l’educazione motoria sarà insegnata da docenti specializzati in modo da diffondere al meglio la cultura del rispetto. Questo non solo attraverso esercizi che vedono protagonista il corpo, ma anche prevedendo una parte teorica da studiare in classe; per tale motivo si è pensato di inserire la materia anche alla primaria per diffondere sin da piccoli i buoni principi.

Scuola – Ecco spiegata la quota 100 e chi ne ha diritto


Finalmente ecco la quota 100, interessa anche al personale della scuola, andiamo nel dettaglio.

Cos’è la quota 100?

Per quota 100 si intende la somma di età anagrafica (62 anni) e contributi versati (38 anni) che consentirà ai lavoratori di andare in pensione prima dei 67 anni previsti dalla legge Fornero attualmente in vigore. L’intendo del governo è quello di consentire a tutti di andare in pensione, a regime, con 41 anni di contributi;

Quando sarà introdotta la quota 100?

L’uscita anticipata viene introdotta in via sperimentale per il triennio 2019-2021; – Il governo ha stanziato in manovra quasi 4 miliardi per il 2019, 8,3 miliardi per il 2020, e 8,7 miliardi nel 2021.

Quanti gli interessati alla quota 100?

La platea interessata al provvedimento è pari a 350.000 persone, secondo le stime dell’esecutivo, e comprende anche la possibilità di accedere a opzione donna e Ape social, misure già in vigore. Con l’opzione donna si consente alle lavoratrici di poter andare in pensione prima, qualora abbiamo compiuto 58-59 anni entro la fine del 2018. L’Ape social, introdotta dal precedente governo del Pd, prevede un anticipo pensionistico senza penalizzazioni per categorie disagiate di lavoratori;

Quota 100 e statali

Le prime finestre per l’uscita scatteranno in aprile per i dipendenti del settore privato e ad agosto 2019 per gli statali; chi sceglierà di lasciare con quota 100 “non perde nulla rispetto a quello che ha versato”.

Quota 100 e liquidazione

I pensionandi del settore pubblico potranno ricevere un anticipo della liquidazione, il cosiddetto Tfs (trattamento di fine servizio). Per evitare oneri per i lavoratori il governo sta studiando un accordo con le banche per finanziare la misura;

Il decreto prevede anche uno sconto per il riscatto della laurea per gli under 45.

Ospedale Catanzaro: concorso per 65 Infermieri


L’Azienda Ospedaliero Universitaria calabrese ha aperto il bando di concorso per la copertura di ben 65 posti di lavoro per Infermieri.

Per partecipare ai concorsi Ospedale di Catanzaro c’è tempo fino al 17 febbraio.

Possono partecipare ai concorsi per Operatori Socio Sanitari e Infermieri i candidati in possesso dei seguenti requisiti generali:
– cittadinanza italiana;
– idoneità fisica;
– godimento dei diritti civili e politici;
– non essere stati esclusi dall’elettorato politico attivo;
– non essere stati destituiti o dispensati dall’impiego presso una Pubblica Amministrazione.

Si richiede, inoltre, il possesso dei seguenti requisiti specifici:
– laurea di primo livello in Infermieristica (Classe L/SNT 1) o diploma universitario di Infermiere o titolo equipollente;
– iscrizione all’Albo professionale.

Le domande di partecipazione devono essere presentate attraverso l’apposita procedura online, raggiungibile dal portale web dell’Ospedale Mater Domini, seguendo le indicazioni riportate nel bando, entro 30 giorni successivi alla pubblicazione dei bandi sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.

WhatsApp a scuola


Una strana abitudine si è oramai fatta strada nella totalità delle Istituzioni scolastiche italiane, e tra i docenti in particolare: l’uso incontrollato e pericoloso dei gruppi WhatsApp nelle scuole è oramai una realtà indissolubile. In tutta questa tecnologia fittizia e fine a sé stessa, gli unici a trarne profitto pare siano i Dirigenti Scolastici, i quali facendo finta di non saperlo utilizzano questo canale d’informazione per i loro scopi e per le loro finalità istituzionali.

La questione è divenuta davvero seria. Con il silenzio e la totale indifferenza (o la disponibilità velata) di molti Dirigenti Scolastici, ogni giorno attraverso queste chat vengono diramate milioni di informazioni scolastiche di varia natura. I Presidi, purtroppo, nonostante siano a conoscenza del loro utilizzo ‘privato’, si ostinano a non renderle ufficiali visto che ancora non sono considerate del tutto o in parte dei canali d’informazione istituzionale. WhatsApp: anche più di 10 chat in un’unica Istituzione scolastica.

Di fatto, di chat WhatsApp a scuola ne esistono parecchie. A quanto pare all’interno di una scuola possono esisterne addirittura 10. Si proprio così: ne esistono a vari livelli, fino a quelle che sono gestite da chi dirige direttamente o indirettamente le istituzioni. Lo scopo iniziale delle chat era quello di informare didatticamente tutti i membri. Adesso, si è passati ad un livello superiore: il controllo dei destinatari e il risparmio sui costi di stampa.Tutti i membri delle chat (anche quelli meno attivi o meno propositivi) si sono talmente fidelizzati alle stesse che decidere di non farne più parte diviene quasi impossibile. In questo modo non ci si rende conto che questa situazione si ritorce proprio contro gli stessi utilizzatori. Spesso, si finisce addirittura per soffrire di crisi di astinenza. Per questo motivo infatti si riesce anche a non staccare più la spina, nonostante si sia distanti fisicamente decine di chilometri dal proprio posto di lavoro.

Quali sono i rischi per i docenti che usano le chat delle scuole?
Per le Amministrazioni scolastiche questa situazione si tramuta in mera opportunità. L’utilizzo delle chat WhatsApp, per esempio, fa si che le Dirigenze inviino contemporaneamente a tutti i membri del gruppo e dei sottogruppi un unico avviso. In questo caso si baypassa quella che da sempre era considerato il problema della notifica e della presa visione degli avvisi.

Non solo, ma l’Amministrazione scolastica, indirettamente, riceve informazioni non opportune dai membri dei gruppi in particolari circostanze: per esempio, dal tenore delle conversazioni che si sviluppano sulle chat, l’Amministrazione o chi per lei acquisisce informazioni circa i dissensi o i consensi dei membri della comunità; come per esempio nel caso delle adesioni agli scioperi e alle assemblee o per la partecipazione o meno ad impegni scolastici improvvisi (Collegio Docenti e Consigli di Classe straordinari) che ultimamente si ripetono frequentemente.

E poi c’è anche un altro argomento che riguarda un diritto sacrosanto per qualsiasi lavoratore, anche quello che presta il suo servizio a scuola: il diritto a disconnettersi da Internet. Qui si parla di stress provocato dell’attenzione continua e perpetua alla lettura di messaggi presenti sulla chat della scuola, in qualsiasi momento della giornata o della nottata.

Scuola: Addio al FIT triennale, solo anno di prova e formazione, le novità


Con l’introduzione e l’approvazione della nuova Legge di Bilancio 2019 sono state introdotte delle novità per quanto riguarda i concorsi scuola 2019 in particolare novità riguarderanno il percorso per diventare docente che secondo le nuove normative introdotte sarà più snello, infatti il percorso FIT della durata di 3 anni è stato abolito.

Tra le novità introdotte dalla legge di bilancio 2019 ci sono diverse norme che renderanno il percorso per diventare docente più snello, l’obiettivo è quello di avere docenti di ruolo più giovani e che possano insegnare per molti più anni a differenza di quanto accade oggi, con docenti che riescono ad ottenere una cattedra dopo molti anni di precariato ed in ètà avanzata.

Il termine FIT viene sostituito con “Percorso annuale di formazione iniziale e prova”, il percorso formativo a differenza del precedente che aveva durata triennale, durerà solo 1 anno, i candidati una volta vinto il concorso pubblico dovranno frequentare questo anno di “transizione” prima di ottenere la cattedra definitiva. Una volta che al docente verrà confermato il ruolo dovrà restare altri 4 anni nella stessa scuola in cui ha superato l’annualità di formazione e prova, per un totale di cinque anni di blocco sulla stessa sede.

L’abolizione del Fit triennale riguarderà la scuola secondaria di primo e secondo grado, al concorso per l’accesso all’insegnamento potranno partecipare i laureati che hanno sostenuto, all’università, esami di didattica e pedagogia per almeno 24 crediti.

I concorsi pubblici a partire dal 2019 verranno banditi con regolarità, nelle Regioni e per le discipline dove ci saranno posti vacanti.Chi vincerà il concorso avrà la garanzia del posto nella Regione scelta, ma dovrà rimanerci per cinque anni, a tutela dell’interesse degli alunni alla continuità didattica.

Specializzazione sostegno


Per l’avvio del corso di sostegno a.a. 2018/19 dovrebbe mancare molto poco.
Dopo una prima bozza di decreto che citava come requisito di accesso solo l’abilitazione, dopo il parere del CSPI e l’approvazione della Legge di Bilancio 2019, il Ministero è al lavoro per la versione definitiva.

I requisiti di accesso
Per la scuola di infanzia e primaria sono invariati

  • Laurea in Scienze della formazione primaria o
  • diploma magistrale e diploma sperimentale ad indirizzo linguistico conseguiti presso gli istituti magistrale entro l’a.s. 2001/02.
  • analogo titolo conseguito all’estero e riconosciuto in Italia come equipollente

Scuola secondaria di primo e secondo grado

  • abilitazione all’insegnamento in una delle classi di concorso del grado che si richiede
  • laurea (titolo idoneo per una delle classi di concorso del grado per cui si partecipa)+ 24 CFU nelle discipline antropo – psico – pedagogiche ed in metodologie e tecnologie didattiche

Si sta discutendo anche della possibilità di far accedere con:

  • laurea (titolo idoneo per una delle classi per il grado richiesto) e 36 mesi di servizio, intese come 3 annualità (indifferentemente posto comune o sostegno) e senza i 24 CFU.

N.B. Quest’ultimo requisito non è espressamente previsto dalla Legge di Bilancio ma, potrebbe essere inserito per analogia al concorso ordinario. Sarà il decreto definitivo a chiarire la questione.

ITP

Per gli ITP c’è ancora qualche criticità da superare. E’ probabile che il requisito di accesso rimanga il diploma.

Concorso scuola secondaria 2019

I requisiti di accesso

Per i posti comuni

  • abilitazione specifica sulla classe di concorso oppure
  • laurea (con piano di studio completo per l’accesso a quella classe di concorso) e 24 CFU nelle discipline antropo-psico-pedagogiche e nelle metodologie e tecnologie didattiche oppure
  • abilitazione per altra classe di concorso o per altro grado di istruzione, fermo restando il possesso del titolo di accesso alla classe di concorso richiesta (no 24 CFU) oppure
  • laurea + 3 anni di servizio svolti negli ultimi otto (no 24 CFU). Si partecipa per una delle classi di concorso per cui si ha un anno di servizio.

Per i posti di insegnante tecnico-pratico:

  • diploma valido per l’accesso alla classe di concorso richiesta fino al 2024/15 (no 24 CFU) poi abilitazione o laurea triennale

Per i posti di sostegno:

  • requisiti (quelli per i posti comuni oppure quelli per i posti di ITP) più il titolo di specializzazione su sostegno.

Vigilanza degli studenti a scuola


Sulla questione molto delicata della vigilanza degli studenti, prima, durante e dopo le lezioni, c’è molta confusione di interpretazione della normativa vigente. Alcune circolari di dirigenti scolastici alimentano tale confusione e impongono ai docenti obblighi e responsabilità inesistenti.

Normativa sulla vigilanza studenti da parte della Scuola

È importante sapere che l’obbligo di vigilanza dell’alunno fino all’arrivo del genitore o fino al suo arrivo a casa, se c’è il servizio trasporto organizzato dalla scuola, non è da addossare al docente dell’ultima ora di lezione, ma è un obbligo che il Ds deve sapere regolamentare opportunamente e secondo la normativa vigente. Bisogna sapere che la vigilanza sugli alunni è esercitata dal personale della scuola, docenti e personale ausiliario secondo la normativa vigente.

È utile sapere che l’insegnante è responsabile della vigilanza sugli alunni durante l’intero svolgimento delle lezioni, inoltre, come previsto dal comma 5 dell’art.29 del CCNL scuola, per assicurare l’accoglienza e la vigilanza degli alunni, gli insegnanti sono tenuti a trovarsi in classe 5 minuti prima dell’inizio delle lezioni e ad assistere all’uscita degli alunni medesimi. Quindi il docente dell’ultima ora di lezione ha l’obbligo di accompagnare gli studenti all’uscita della scuola, controllando, soprattutto in caso di studenti di scuola primaria, se all’uscita ci sono i genitori dei propri studenti per la consegna.

Se il genitore non fosse presente all’uscita della scuola il docente non ha l’obbligo di servizio di attendere l’arrivo del genitore, ma ha solo l’obbligo di segnalare al dirigente scolastico o al vicario, della mancata presenza del genitore, consegnando lo studente alla vigilanza dei collaboratori scolastici.

Nei regolamenti d’Istituto dovrebbe essere normata, con chiarezza e nel rispetto della normativa vigente, la situazione dell’assenza del genitore all’uscita di scuola e il modo con cui i bambini verranno custoditi dalla scuola. Dovrebbe essere scritto che qualora i genitori dei bambini, che normalmente vengono prelevati personalmente, siano in ritardo, il personale collaboratore scolastico dovrà custodire questi alunni, anche facendo ricorso a straordinario e comunque attuando tutti gli accorgimenti di comunicazione con la famiglia, con il Dirigente e/o i sui collaboratori e fino a quando non venga provveduto in merito e i bambini prelevati in sicurezza. Se il problema del ritardo persiste nel tempo ed è cronico, la scuola potrà anche avvisare le autorità di polizia per indagare quali sono i motivi di questi abbandoni temporanei del minore.

Vigilanza studenti nelle pertinenze della scuola prima dell’inizio delle lezioni
Esiste anche l’obbligo della vigilanza degli studenti nelle pertinenze della scuola prima del suono della campanella che consente l’entrata degli studenti all’interno delle aule. Devono essere i collaboratori scolastici, ai sensi dell’art.44, comma 1, del CCNL scuola 2006/2009 a provvedere ai compiti di accoglienza e di sorveglianza connesse all’attività delle istituzioni scolastiche, in rapporto di reciproca collaborazione con il dirigente scolastico e con il personale docente. In buona sostanza già mezz’ora prima dell’inizio delle lezioni, i collaboratori scolastici hanno assegnata la responsabilità della sorveglianza degli studenti che vengono lasciati dai genitori all’entrata della scuola.

Vigilanza studenti nei corridoi della scuola durante le lezioni
La sorveglianza degli studenti che escono dall’aula per andare in bagno, è assegnata ai collaboratori scolastici. A tal proposito è importante che in ogni piano dell’edificio scolastico ci sia almeno un collaboratore scolastico preposto alla sorveglianza degli studenti.